legno

…al cospetto di vecchie strutture in legno bisogna dimenticare il modo in cui si usa ora: siamo “figli” delle strutture in calcestruzzo, e pensiamo sempre che tutto debba avere quel rigido schema.

il sistema legno – muratura

Il legno è da sempre utilizzato per gli orizzontamenti, ovvero i solai e le coperture. E’ facilmente reperibile in natura, ed è complemento ideale del muro in laterizio: il legno resiste alla flessione e alla trazione, la muratura ai carichi verticali. Il sistema legno/muratura era contraddistinto da un alto grado di deformabilità finché si usava la malta di calce per apparecchiare le murature.

Per collegare legno e muratura si utilizzavano lame in acciaio forgiato, con forme diverse a seconda se usate per i solai o per gli elementi di copertura. Sull’efficienza e flessibilità del sistema si può avere idea osservando l’immagine che segue: muratura fortemente deformata dall’aggancio alla capriata interna.

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…un po’ di storia

E’ molto affascinante osservare l’impiego del legno nelle strutture degli edifici in area veneta: dal 1400, con l’acquisizione di gran parte del territorio veneto, Venezia vincola ad uso militare l’ottimo legno di rovere (era infatti destinato alla costruzione delle navi, e i boschi erano identificati dal numero di “galee” che si potevano ricavare dagli alberi) e da allora gli edifici sono stati dimensionati con campate più corte, mentre i carpentieri del legno si sono ingegnati con complicati collegamenti per “allungare” gli elementi destinati ad edifici di particolare importanza.

A parte le abitazioni, per le quali si ricorreva a legname “povero” e tortuoso come la robinia, per gli edifici maggiori si impiegava legname proveniente dall’Alpago e dal Cadore: dall’abbattimento di esemplari di abete rosso, larice, faggio, si ricavavano travi, scorzoni, tavolati. Le travi giungevano in laguna dopo aver percorso i fiumi, e la duplice immersione in acqua dolce e poi salata costituiva trattamento efficace per liberare il legno delle sostanze attaccabili dai parassiti. Le segherie praticavano sul legname particolari incisioni per marchiarlo, e ritrovare elementi così segnati è fatto molto frequente.

Nel secolo scorso si sono imposte le squadrature a macchina, e nelle costruzioni sono impiegate le travi tagliate ad “uso Fiume” ed “uso Trieste”. Queste definizioni sono usate per distinguere le travi a sezione costante per tutta la lunghezza, destinate quindi ai solai e più costose perché ricavate da esemplari molto alti, da quelle con sezione rastremata impiegate per i tetti. Queste travi non hanno spigoli vivi, e la parte stondata contiene le la zona di accrescimento più ricca di sostanze attaccabili dai parassiti e quindi più soggetta a degrado.


il degrado

Quando osserviamo un elemento in legno valutiamo la sua regolarità geometrica, i collegamenti con la struttura muraria, e lo stato di conservazione della superficie. Da questi tre tipi di lettura si apprezza la funzionalità strutturale e le situazioni critiche che possono portare alla perdita dell’elemento.

L’eccessiva deformazione dell’elemento può dipendere da alterazioni nello schema di carico rispetto alla struttura originaria, oppure da riduzione delle dimensioni dovuta ad attacco fungino o insettivoro.

La perdita di collegamento con la struttura può essere effetto e contemporaneamente causa di un degrado locale per infiltrazione d’acqua. Gli elementi in metallo presenti, in alcuni casi sono veicolo di umidità nella parte più interna dell’elemento, e la marcescenza che ne consegue, determina perdita di consistenza, lassità di collegamento, infiltrazioni d’acqua, ulteriore degrado, in un crescendo di effetti di compromissione strutturale e materiale.


il rinforzo ed il ripristino

Per migliorare le caratteristiche meccaniche di vecchi solai e tetti considero di aderire alla loro concezione strutturale originaria, senza elementi o sistemi rigidi. L’obbiettivo è di non superare le deformazioni massime previste dalla normativa, e per fare questo a mio giudizio è preferibile apportare materiali affini a quelli esistenti: sovrapporre un tavolato a quello già esistente e solidarizzarlo con viti autofilettanti porta a ridurre la flessione con limitato aggravio di peso proprio; utilizzare elementi metallici opportunamente dimensionati, quali collari e tiranti, per ripristinare la geometria delle condizioni di carico riporta la struttura in efficienza; sostituire integralmente gli elementi ormai compromessi o innestando materiale nuovo è un intervento compatibile con un sistema che fin dall’origine è assemblato.