ciclabile lungo il Fiumicello

Opera pubblica con committente il Comune di Piove di Sacco.

Si tratta di completare un tratto di ciclabile in un luogo “impossibile”: una strada arginale di impianto antico, stretta, frequentatissima dalle auto che, per via del rettilineo, corrono veloci.

E c’è la vecchia casa “postale” con le arcate e il portico che vincolano la larghezza, e ancora… quel che resta di fossi di guardia che devono essere conservati, se non migliorati nella funzionalità idraulica.

via Piave prima dei lavori

L’indicazione di partenza è di ricavare la nuova sede ciclabile lungo i fossi di guardia, aumentando la pendenza della scarpata per ottenere lo spazio della ciclabile a fianco della carreggiata.

La soluzione più consueta sarebbe stata un bel “getto” di cemento per fare la nuova scarpata, ma avrebbe compromesso sia la percezione del verde dei vicini filari alberati e del Santuario delle Grazie – e non ultimo il vincolo ambientale… – no, non era la soluzione più idonea.

La mentalità del restauratore parte sempre dall’idea che un giorno potrebbe essere necessario “disfare” quanto si è costruito con i bisogni di oggi, e che per farlo non si devono usare le cariche di esplosivo possibilmente, quindi escluse varie soluzioni irreversibili…

il “fossato” di guardia da ripristinare

Serve una scarpata con pendenza 70°: quando di norma c’è la regola del largo tre alto due, qui a larghezza 1 si arriva ad altezza 2,70.

Con i pali infissi non si ottengono queste prestazioni, inoltre c’è il problema dell’acqua al piede della scarpata che può eroderla.

modifica della scarpata

La soluzione è venuta dal mondo della geotecnica in cui vengono impiegate varie soluzioni per consolidare i pendii, anche se spesso si parla di pendii in montagna e non di scarpate di un fossato: si è adottata quindi la tecnica delle “terre armate” o rinforzate, che combina l’uso di “reti” di contenimento e gabbie metalliche per formare degli strati di riporto – debitamente costipati – per realizzare scarpate di pendenza che supera quella “a gravità”.

In partenza è realizzato uno strato in materiale arido a grossa pezzatura nella parte che resterà immersa; lo strato è trattenuto da un geotessuto e dalla griglia metallica.

Gli strati successivi sono alternati tra georeti e materiale di riporto – qui materiale granulare riciclato proveniente da demolizioni a prestazione certificata – e con la posa di tubi microforati di drenaggio, per allontanare appunto sacche d’acqua che potrebbero formarsi tra la nuova scarpata e quella vecchia.

La nuova scarpata è pronta e pian piano inizierà a crescere la vegetazione.

Nell’approntare l’ultimo strato sono posti gli alloggiamenti per i sostegni del parapetto – qui realizzato in tubolari in acciaio tenace alla corrosione con il tipico aspetto arrugginito.