Villa Salvagnin

Complesso di Villa Salvagnin, anno 2008

… presenza iconica e assolutamente trascurata alle porte di Piove di Sacco, sulla direttrice verso la laguna di Chioggia, villa Salvagnin -già Bembo- custodisce la memoria di chi l’ha abitata e trasformata nei secoli. Si tratta di una memoria non ancora svelata, per la difficoltà di reperire documenti che provino quelle che sono ancora ipotesi.


spunti di indagine storica

Le ricerche preliminari fin qui condotte dàtano l’edificio come anteriore al ‘600, e i legami con la famiglia Bembo sono da ricercarsi nella presenza di due suoi esponenti tra i podestà che hanno amministrato Piove di Sacco durante il governo della Serenissima: si tratta di Andrea nel 1614 e poi nel 1625 e nel 1657 e un secolo più tardi Alvise nel 1770. Il ramo della famiglia Bembo cui Andrea e Alvise appartenevano era residente a Venezia in San Zuane Novo (dal Codice Arborii dè Patritii Veneti di M. Barbaro p.337 Archivio di Stato Venezia).

L’ubicazione della villa è singolare: non nel centro abitato, come altri palazzi di patrizi veneziani, ma in una dimensione più rurale lungo il Fiumicello, la via d’acqua che conduceva uomini e merci a Venezia.

Nella storia più recente, presso l’Archivio di Stato di Padova, è consultabile l’atto del notaio Muneghina con cui nel 1874 il complesso è venduto a Paolo e Antonio Sante Salvagnin detti “Brogio”, uscendo così dalle proprietà della famiglia Bembo ad opera di Vincenzo e Federico (rispettivamente padre e fratello di Giovanni Bembo, l’ultimo proprietario deceduto senza lasciare prole). La compravendita consiste in 23.38 pertiche confinanti “a mattina Rebustello, mezzodì Papete, sera Doria e tramontana strada del Fiumicello” per un corrispettivo di lire 8.800.

Il complesso di Villa Salvagnin è bene culturale tutelato dallo stato italiano per mezzo del Ministero per i Beni e le attività Culturali, ad esso fa capo la Soprintendenza per i Beni Culturali e Architettonici di Venezia competente per il Veneto Orientale.


i rilievi eseguiti

L’incarico, finalizzato al progetto di messa in sicurezza, è consistito nel rilievo dell’edificio -del quale non v’era alcun tipo di grafico- e nella restituzione di prospetti, piante, sezioni. Le operazioni di misura sono state svolte nel 2006 a partire da un rilevo strumentale dell’insieme, eseguito dal Geom. Davide Rampazzo, che è servito nei suoi capisaldi come base per quello metrico di piante e sezioni, così come il raddrizzamento fotografico per la restituzione dei prospetti.

Il rilievo metrico è stato condotto con triangolazioni su livello fisso e individuazione di cinque punti per parete, così da poter restituire i fuori piano delle murature -in questo edificio particolarmente evidenti- e poter così ricostruire anche lo schema dei cinematismi delle deformazioni.

VSV_pianta copertura
pianta degli elementi lignei di copertura

il rilievo critico

Nel rilievo cosiddetto “critico” sono indagati i margini: uno stipite, un cambio di tessitura del muro, un davanzale. Attraverso l’osservazione delle superfici dei materiali si stabilisce il rapporto con la struttura d’origine, quello che c’era, cosa veniva prima, cosa è stato accostato dopo, cosa è stato ricavato da una demolizione successiva. Le osservazioni sono trasferite sui grafici per mezzo di simboli, che letti nel contesto più ampio forniscono indizi per una ricostruzione oggettiva delle trasformazioni avvenute sull’edificio.

Mettendo assieme le  osservazioni dei due prospetti ovest e sud, si può ipotizzare la presenza di un loggiato nell’edificio originario, un fatto suggestivo da confermare durante un eventuale futuro cantiere di restauro visto che il prospetto sud è stato profondamente trasformato.

VSV_rilievo critico_ipotesi_loggia

 

CIMG1757
ripresa dal basso della cornice in pietra gialla di Nanto. Al di sotto l’architrave lignea.

i cantieri globali

Il rilevo critico ci permette di individuare, nell’insieme più o meno coerente di tracce sulle strutture che osserviamo oggi, i cosiddetti “cantieri globali”, ovvero le trasformazioni compiute nella storia secolare dell’edificio con vero intento progettuale.

In questo edificio ne possiamo individuare approssimativamente tre:

  • la costruzione di un edificio a pianta regolare quadrata, ma con distribuzione interna asimmetrica e il loggiato sul lato sud;
  • la chiusura del loggiato, ovvero l’inclusione dello spazio aperto, ma coperto, entro lo spazio abitato, e formazione di nuovo ingresso centrale a piano terra;
  • l’adattamento della costruzione allo schema tripartito dei palazzi veneziani: suddivisione della pianta in tre campate, realizzazione di nuove finestre. A questa fase corrisponde anche l’allargamento del prospetto sul Fiumicello con la costruzione delle ali affiancate.

L’ultimo cantiere globale è quello più interessante e anche troppo ardito dal punto di vista strutturale: lo sforzo di far aderire l’edificio preesistente alle vestigia veneziane ha condotto a ricavare finestre al limite del consentito, direttamente sull’angolata dell’edificio, sia sulla facciata nord che in quella sud.

CIMG1650

Quattro punti di osservazione delle trasformazioni avvenute sul prospetto sud:

  1. si intuisce la continuità tra il muro interno ed il vano finestra; l’architrave è posto in zona non del tutto priva di sollecitazione da prete dell’architrave in legno soprastante.
  2. anche questa finestra si trova a filo del muro interno, fatto del tutto inconsueto, per non dire errato, sia dal punto di vista strutturale sia architettonico, il fatto che la finestra sia ricavata per demolizione è evidente nel margine discontinuo del foro.
  3. davanzale di larghezza insufficiente rispetto al foro-finestra: si tratta probabilmente di elementi reimpiegati, provenienti da qualche altro edificio.
  4. le finestre del piano terra non sono allineate a quelle del piano soprastante.

Il risultato architettonico complessivo di questo “cantiere globale” è di una facciata grande imponenza sul prospetto verso il Fiumicello, e con sorprendente rimando a scala ridotta allo schema tipologico di palazzo Gradenigo -a Piove di Sacco in via Garibaldi- realizzato all’inizio del Settecento.

Il risultato strutturale è di una forte compromissione della stabilità complessiva, aggravata da insufficienti collegamenti tra le murature e le strutture in legno dei solai.

CIMG1021


il progetto di messa in sicurezza

-in corso di allestimento-

ArchFiorellaCarraro home